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Capo d'Orlando
"C'è sempre
un 'ombra che appare dietro una pietra di rovina tra
un carrubo e una colonna sterrata. C'è sempre
una voce che parla e che vuole raccontare, dire ecco
il mondo è stato tutto questo, fermati ascoltalo
non durerà per molto anzi, vedi, è già
scomparso" (V. Consolo - Le pietre di pantalica)

Lapide esposta sulla parete principale del Municipio
di Capo d'Orlando |
La
Storia. Capo d'Orlando (il nome risale
ai Normanni, precedentemente: Agatirno, Agatirso, Agatirio)
fu fondata da Agatirso, uno dei figli di Eolo, re dei
venti e delle isole Eolie, in tempi non lontani dalla
presa di Troia (1183 a.C. secondo lo storico Strabone).
Agatirso ha un etimo significativo "colui che
porta lo splendido tirso", il tirso è
la pampina, la foglia della vite che indica gli iniziati
al culto di Dioniso o Bacco.
Nel 209 a.C. Agatirno fu spopolata dai Romani: circa
4.000 uomini furono deportati in Calabria dal Console
Levino. "Società composta di ladri,
esuli e malfattori", dice Tito Livio.
Secondo una tesi, sostenuta da Antonino Damiano ("Nebrodi,
Val Demone, Agatirno, misteri della storia antica"),
la deportazione dei cittadini di Agatirno è da
ascrivere all'intolleranza da parte dei Romani alla
celebrazione dei riti Dionisiaci (pagani).
Come da "Agatirno" si sia, al tempo della
venuta dei Normanni, passati alla denominazione di Capo
d’Orlando è ancora un problema avvolto
nel mistero e nella leggenda.
Goffredo da Viterbo, cappellano di Carlo Magno, attesta
che fu proprio l’imperatore francese a denominare
il Capo in onore del suo celebre paladino. Non si esclude
che "Agatirno", considerato toponimo paganeggiante
fu cancellato dai Normanni molto legati alla Chiesa
di Roma.
Il 4 giugno del 1299 il mare di Capo d’Orlando
fu teatro di una tremenda battaglia navale fra Giacomo
e Federico d'Aragona che si contendevano il trono di
Sicilia.
Si ha notizia di incursioni piratesche sui lidi orlandini
nel 1589 e nel settembre 1594, e la torre del capo,
continuò ad ospitare guardiani in armi che provvedevano
all’avvistamento dei pirati algerini.
Sulle rovine del castello, nel 1600 fu eretto il Santuario
di Maria Santissima, legato al rinvenimento di una minuscola
statuina della Madonna diventata patrona di Capo d'Orlando.


Santuario di Maria Santissima di Capo d'Orlando
e ruderi del Castello |
Testimonianze
e Luoghi di interesse culturale. Testimonianze
dell’antica Agatirno sono venute alla luce in
epoche diverse: è del secolo scorso il ritrovamente
di una lapide marmorea di fattura romana
nell’attuale centro urbano (Villa Cangemi) insieme
a corredi tombali attestanti l’esistenza di una
necropoli; altri corredi tombali, scheletri e phitos
sono venuti alla luce nel 1980 e nel 1989 durante dei
lavori di scavo in via Letizia.
Nel 1987 affiorarono, a poca distanza da San Gregorio,
in località Bagnoli nelle adiacenze del costruendo
porto, i primi resti di un edificio termale, appartenente
ad una Villa Romana del III-IV sec.
d.C. I resti, totalmente privi delle murature in elevazione
hanno una configurazione planimetrica dalla quale si
distingue il "calidarium" absidato ed il "frigidarium".
Dagli scavi sono emersi anche tracce di impianti idrici,
una fornace e delle condutture per le acque calde. Interessante
la pavimentazione a mosaici policromi. Saggi esplorativi
effettuati, fanno supporre che si trovino altre tracce
di un vecchio centro abitato.
Tra i due bracci del porticciolo turistico, in località
S. Gregorio si trova la "Cava del Mercadante".
Nel momento di bassa marea, dal costone affiora una
configurazione rocciosa sulla quale sono incisi grossi
dischi di pietra. Il diametro dei solchi va da uno a
due metri con uno scavo profondo una decina di centimetri.
L’estensione è di circa un centinaio di
metri per una larghezza oscillante tra i 4 - 5 metri.
Da visitare anche il “bastione”
la cui costruzione potrebbe datarsi intorno al XIV secolo,
quando si diffuse nella piana orlandina la coltivazione
delle "cannamele". La torre poteva infatti
avere una funzione difensiva delle piantagioni.
La costruzione merlata mette in evidenza delle simmetrie
rovesciate, le due scarpe di base alle quali corrispondono
in elevazione le due bertesche rotonde sbalzate sugli
angoli. Il Castello, acquisito dal Comune di Capo d’Orlando
negli anni ‘90, è stato sottoposto a lavori
di recupero architettonico e di restauro, per una sua
destinazione a museo polivalente.
Un originalissimo museo da visitare è quello
della Villa Piccolo dove la famiglia
Piccolo di Calanovella visse a partire dagli anni 30.
La villa, di fine ‘800, si erge al Km. 109 della
della SS 113 Messina- Palermo, in contrada Vina, ed
è sede di una fondazione dove si conservano i
ricordi artistici della Famiglia Piccolo.
Famiglia di artisti quella dei Piccolo: in particolare
Lucio (morto nel 1969), poeta riconosciuto scoperto
da Eugenio Montale, e Casimiro appassionato di pittura
e fotografia e studioso di occultismo.
Il cugino Giuseppe Tomasi di Lampedusa veniva spesso
a soggiornare nella quiete della villa e qui scrisse
buona parte de "Il Gattopardo": nella stanza
da lui occupata è conservata una sua lettera
ai Piccolo e il letto dove dormiva, con un bel capezzale
in avorio e madreperla, raffigurante il battesimo di
Giovanni (fattura trapanese del XVII sec.).
Nella villa si possono inoltre ammirare porcellane cinesi,
di Faenza e Capodimonte (notevole è un vaso in
stile ispano-moresco del X sec.). servizi di piatti,
armi antiche, alcune borracce in ceramica di Caltagirone
del XVII e XVIII sec. e un'interessantissima serie di
acquerelli di soggetto fantastico, opera di Casimiro
Piccolo che amava rappresentare un mondo fiabesco e
pieno di immaginazione in cui si muovono, in un'atmosfera
di luce soffusa, simpatici gnomi, elfi, fate e farfalle.
Nel parco della Villa, inoltre si trovano varie rarità
arboree ed in particolare il "cimitero dei cani”
dove la famiglia Piccolo soleva seppellire i propri
amatissimi cani.
E' impensabile andar via da Capo d'Orlando senza aver
fatto una visita al Monte della Madonna,il
Capo, un ammasso d'arenaria sopra cui crescono,
a macchia, il ficodindia, il lentischio, l'acanto, il
selino, l'euforbia, il cappero. In cima al Capo,
i ruderi del castello e il Santuario
di Maria Santissima.


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"Sapore
di sale, sapore di mare". Capo
d'Orlando è il più bel tratto del territorio
messinese che si affaccia sulla costa tirrenica della
Sicilia.
Esso si estende su una pianura stretta tra i colli e
il mare. Di fronte, sulla linea dell'orizzonte galleggiano,
le isole Eolie. Nei giorni in cui c'è poca evaporazione,
si possono scorgere addirittura le casette bianche di
Lipari e Salina e il faro di Vulcano. Superato il Capo,
ad oriente, una strada segue le curve sinuose delle
colline offrendo scorci particolarissimi e amabili sulla
spiaggia, sulle acque del mare di un intenso azzurro,
sugli scogli, che affiorano quasi a voler rimarcare
con la loro presenza l'unicità e il fascino di
questi luoghi. Subito dopo la galleria, ricavata nella
roccia, comincia a palesarsi la bellissima Baia di San
Gregorio, le barchette dei pescatori, la spiaggia libera
pulita e tranquilla, il mare che ne disegna i contorni
da abile pittore. Lo stesso mare che, nel 1963, ispirò
al cantautore Gino Paoli la sua "Sapore di sale,
sapore di mare". Un mare caldo, pescoso, subito
profondo e misterioso, come la terra che accarezza.
A San Gregorio è possibile visitare il "museo
dei pescatori", fare una passeggiata sul sentiero
"Goletta Verde", recentemente reso agibile
e sicuro dai volontari di Lega Ambiente. Questo sentiero,
che collega S. Gregorio a Capo d'Orlando veniva percorso
quando ancora non esisteva la strada costiera. Esso
attraversa le colline sovrastanti, da dove si può
godere dei bei panorami e della natura selvatica.
Senza poi fare tanta fatica, con una comodissima passeggiata
di pochi minuti si può raggiungere il porticciolo
turistico di San Gregorio, da dove ogni giorno, nel
periodo estivo, partono gli Aliscafi per le Isole Eolie.
Una veloce traversata, e ci si ritrova a Lipari, trampolino
di lancio per le escursioni di tutte le altre isole
dell'arcipelago. Capo d'Orlando è bella anche
per questo. La su posizione geografica, la vicina autostrada,
la stazione ferroviaria, i mezzi di trasporto pubblico
e privato consentono escursioni in giornata in varie
zone della Sicilia. Insomma, basta non farsi ipnotizzare
da Poseidone (dio del mare) e la Sicilia intera, con
i sapori, gli odori, i misteri, le tradizioni, la cultura,
la gente sarà vostra.

Riferimenti Bibliografici
- "Nebrodi, Val Demone, Agatirno, misteri
della storia antica", Antonino Damiano.
- "Le pietre di Pantalica", Vincenzo
Consolo, Mondadori (1988)
- "Miti e storie della Sicilia antica",
Bent Parodi di Belsito, Moretti & Vitali.
Per Approfondire
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